gossipornot.Ghemon: le sue canzoni e la sua discografia raccontati da lui stesso

"Non è facile mettere in ordine album così diversi fra loro", mi avvisa Ghemon. Come ha scritto nella sua autobiografia, dall'esordio del 2007 La rivincita dei buoni a oggi ha aggiunte molte volte i contorni della sua musica, pur restando fedele a sé stesso. È partito con un rap che parlava di fragilità ed ex fidanzata, in un'Italia in cui era tra i pochissimi a farlo e con rime su campione vicini agli Stati Uniti e ai Novanta italiani, per poi scoprire l'anima e l'R & B. [19659003] Ghemon ha poi iniziato a studiare canto, a sostituire il produttore con una band ei campioni con gli strumenti, passando anche per Sanremo. In OrchIDEE i ritornelli melodici di cui prima si vergognava sono diventati la norma, in Mezzanotte ha ascoltato quello dei cori evangelico raccontassero la depressione. Fino all'ultimo Scritto nelle stelle che, mi spiega, a 38 anni è "la sintesi cercata per una vita".

Normale, quindi, che quando si tratta di inserire in classifica una sorta di consapevole rap al soul sia difficile fare paragoni. "E il problema è anche che sono emotivamente molto affezionato a tutti i miei lavori", mi fa. "Ma cercherò di essere razionale e oggettivo. E all'ultimo posto metto …".

6. Qualcosa è cambiato (2012)

 ghemon qualcosa cambiato

La copertina di Qualcosa è cambiata di Ghemon, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

Noisey: È stato il tuo primo, vero successo a livello commerciale. Perché così in basso?
Ghemon: In effetti "Fantasmi Pt. 2" registrò i primi numeri buoni, con tanto di video. Però per me resta una discoteca di passaggio: dentro c'è il rap di E poi, all'improvviso, impazzire ma anche tanti abbrioni che potrebbero averlo fatto nei dischi 'cantanti'. Forse con la testa ero già oltre … è un album 'a metà': non è quello che c'era prima, ma neanche quello che sarebbe venuto dopo. Poi è troppo dispersivo, troppo mixtape: tracklist lunga, tanti feat, scrittura a caldo. Pensa che ho finito alcuni pezzi appena una settimana prima del mastering. In tutto questo, però, è comunque un'uscita discografica a tutti gli effetti, con un'etichetta e una distribuzione forti, che prima non avevo. Per questo lo penalizzo.

Con la testa è già fuori dal rap, quindi.
Figurati, è stato quasi una correzione in corsa: da prima di scriverlo avevo annunciato di non voler fare più dischi dischi rap. Poi sono tornato sui miei passi ed è nato Qualcosa è cambiato . Ma non è che premi un pulsante, dopo anni e anni di rap, e il rap scompare: dovresti dimenticarti la tua formazione, sarebbe impossibile. Anche nei miei dischi successivi, compreso Scritto nelle stelle è rimasto molto rap, si è solo ampliato lo stile — come pure è successo a Guè, Salmo o alla stessa trap.

"Non ho 'passato 'il rap per inseguire consensi, pensando che fuori da quel recinto avrei avuto più successo. Il successo non si costruisce un tavolino. "

Perché quel titolo? Cosa era "cambiato" rispetto a prima?
Era un modo per annunciare una svolta di stile, credo. Ma non ho 'lasciato' il rap per inseguire consensi, pensando che fuori da quel recinto avrei avuto più successo. Il successo non si costruisce un tavolino, non c'è una formula: se ci fosse, sai quante persone l'avrebbero adottato prima di me!

Un pezzo che mi ha sempre colpito del disco è "Piano di lavoro", [19659018] in cui ti lamenti della vita d'ufficio. All'epoca non vivevi ancora di musica?
In realtà l'ho scritto qualche anno prima, perché ho iniziato a vivere la musica proprio con Qualcosa è cambiato . Finché vai in ufficio vivi con la speranza che tutto il lavoro non musicale ti serva per vivere, un giorno, di musica. Ricordo soprattutto i viaggi in treno: pensavo che avrei voluto essere lì per andare a suonare in giro, non per recarmi in ufficio.

5. La rivincita dei buoni (2007)

 ghemon rivincita buoni

La copertina di La rivincita dei buoni di Ghemon, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

Mi stupisci anche qui, perché alla fine si tratta di un tuo classico .
È stato fondamentale. Mi ha posizionato, mi ha fatto vincere qualche premio. Il suo problema è che è lunghissimo, ha dentro venti pezzi. È una playlist composta in almeno due-tre anni, con la voglia di non lasciar fuori niente. E il risultato, alla fine, è che ha brani accorpabili: "Su e giù" e "Voglio essere libero" sono esercizi di scrittura che servono a essere uniti in un brano unico. "Fattore inatteso" e "Se il problema fossi io" sono esperimenti di rap, l'uno a BPM elevato e l'altro a BPM basso, che ha sviluppato una canzone sola. Ma l'album era una sorta di display di quello che sapevo fare, un biglietto da visita. E poi all'epoca i dischi hip-hop servono tutti quella durata.

A posteriori: era un po 'ingenuo?
No, non credo. Oggi lo asciugherei, certo, ma quando lo risento mi perdono sempre. E l'idea alla base era un disco personale, e credo di esserci riuscito. Nel 2007 Fabri Fibra con Tradimento aveva fatto il botto, il Club Dogo aveva iniziato il loro percorso con le maggiori, nel Cor Veleno idem. E poi il Truceklan, Mondo Marcio … all'epoca dell'immagine era gangsta, mentre La rivincita dei buoni andava da un'altra parte già dalla copertina. Ero una goccia d'acqua in un mare di petrolio, mi rifacevo ai Fratelli piccoli che in Italia non sono inculava nessuno per motivi di lingua. Ma in America e nel resto d'Europa non erano certo passati inosservati

"All'epoca dell'immagine del rap era era gangsta, mentre La rivincita dei buoni andava da un'altra parte già dalla copertina. "

Che ricordi hai dei tuoi inizi?
Avevo una grande voglia di farmi sentire, di arrivare alle persone. Vendevo i CD io stesso, a mano dopo che vivo oppure per posta. Mi sono costruito una carriera persona per persona. Ho prodotto La rivincita dei buoni coi miei soldi, e non aveva distribuzione: andavo nei negozi degli amici e gli lasciavo l'album. Ero cantante, distributore, produttore, finanziatore e magazziniere.

Pensi che un disco del genere abbia un'eredità?
Non lo so, e noto anche agli altri. Mecna, per dirti, ha seguito questa scia, mentre anche Tedua o lo stesso Fedez ha detto detto di aver consumato La rivincita dei buoni . Immagino li abbia influenzati almeno di concetto facendogli pensare: ok, si usa usare anche altri beat; e ok, si può parlare anche di altro .

4. E poi, all'improvviso, impazzire (2009)

 ghemon e poi all'improvviso

La copertina di E poi, all'improvviso, impazzire di Ghemon, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

Insomma: i tuoi dischi rap sono tutti nella metà bassa della classifica.
Non so se è un caso, però. Al netto che è un album a cui sono legatissimo. Ma anche questo è lunghissimo, e se fosse di 14 tracce non ci sarebbe nulla di maschio. L'ho prodotto interamente con Fid Mella, ed è nato, come da titolo, una sorpresa. Venne da Vienna a trovarmi a casa mia, ci siamo sentiti sempre a distanza quando si era trattato di lavorare insieme ne La rivincita dei buoni .

Gli attribuisci lo stesso difetto di La rivincita dei buoni [DuranteilsoggiornopercasouscironofuoridaiprimipezzifinchépoinonandaiiostessoaViennapiùvolteperscrivereeprodurreglialtri la lunghezza.
Perché è un po 'la sua messa in pratica, diciamo. Ci sono i primi ritornelli cantanti, le mie prime intuizioni melodiche, i cori … tutte le idee che avevo in mente già da La rivincita dei buoni ma come bozzetti. Fu un passo avanti. Per il resto è stato sfortunato, perché perfettamente un tempo con ciò che succedeva nel resto dell'Europa ma non capito in Italia, dove quel tipo di rap, come dicevamo, non attaccava ".

" Il rap è una costruzione del personaggio in cui devi essere eternamente giovane. Ma io pensavo già una musica in cui trattare argomenti dell'età adulta. "

In" Si chiude il sipario "di icevi:" Al rap serve un uomo / cosa che io sono ".
Questo si tratta di una costruzione del personaggio in cui devi essere eternamente giovane. Ma io pensavo già a una musica in cui tratta argomenti dell'età adulta. E 'contento di averlo fatto: se giocassi nel campionato degli eternamente giovani dovrei preoccuparmi di essere al passo della FSK, che sarebbe un problema stargli dietro. Non che io non sia necessario per aggiornarmi: ma basandomi su altri parametri, senza sembrare un vecchio che deve fare il giovane.

Ti sarebbe piaciuto essere un esordiente nella scena di oggi, con una discoteca magari come questo?
Credo di sì, ci sono numeri e attenzioni che all'epoca nessuno di noi aveva, neanche i più famosi. mi ha detto Neffa, noi vincevamo i dischi 'di platano ', non quelli di platino! Però penso che se fossi un concerto al giorno d'oggi sarei comunque un artista di culto, di nicchia, per quanto con ascolto in proporzione maggiori di quelli di dieci anni fa. Insomma: non mi immagino uno Sfera, ma più uno tipo Ernia.

3. OrchIDEE (2014)

 ghemon orchidee

Eccolo, il tuo primo disco cantato .
Questo è il momento in cui ciò che ha programmato si è avverato. Ha un'identità forte, ed è suonato con strumenti veri . È vero un punto d'approdo e svolto in un po 'il' cambio 'della mia carriera, è vero, ma comunque contiene solo due pezzi interamente cantati, "Veleno" e "Smetti di parlare". La svolta, quindi, qui riguarda soprattutto gli strumenti, mentre per il resto al 70% è ancora rappato.

Cantare e affidarti a strumenti veri non deve essere stato facile, dopo una vita coi campioni.
Sì, quando parti dai sample hai trovato solidi, mentre suonando da zero devi fare tutto da te. Poi OrchIDEE fu una presa di coraggio, in quanto inizia anche a cantare spesso dal vivo, dovendo eseguire davvero tutti i ritornelli — per i quali studiavo e studio ancora. È stata una palestra, perché ero già noto e non potevo permettermi errori. E credo, soprattutto, che abbia portato nuove idee nella scena rap, anche se lei ancora non lo sa. Spesso il rap crede di bastare a sé stesso, e finisce col commettere degli errori tecnici nell'uso dei campioni. Per esempio con la stonatura del produttore ignorano, per ingenuità. Quest'album mi ha insegnato a badare a questi aspetti. Anche se poi io stesso commesso delle ingenuità, per cui lo penalizzo rispetto a Mezzanotte e Scritto nelle stelle .

"Credo che orchIDE se lei ancora non lo sa. "

Tipo?
Un livello di canto mi è reso conto che non era molto equilibrato," Adesso sono qui "per esempio dal vivo l'ho ripensata più alta di due tonalità, che è tantissimo.

È stato il tuo primo album prodotto con Tommaso Colliva, con dentro i Calibro 35 e i Selton. Come si forma questa squadra?
Volevamo creare una sorta di squadra da sogno, non una Ghemon feat. Calibro 35 che non avrebbe giovato a nessuno. Tommaso viene dal rap, insieme al mio manager Filippo Giorgi: lui ci ha presentato, e ci siamo intesi subito, tanto che collaboriamo tutt'ora. Mi ha insegnato a lavorare coi musicisti — a me, che ero abituato a farlo coi produttore — e a tradurre le mie idee in indicazioni per loro. Ed è intervenuto parecchio sul mix, che desiderava fosse molto 'gonfio'. Volevamo un suono particolare, senza simili e internazionale. Poi era cambiato anche il modo di lavorare: in genere partivo da campionamenti, mentre con OrchIDEE cominciamo da un giro di basso improvvisato in sala prova. Ed è un metodo che adesso, per uno come Charlie Charles, è normale, ma all'epoca siamo stati i primi a ragionare così.

2. Mezzanotte (2017)

 ghemon mezzanotte

La copertina di Mezzanotte di Ghemon, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

Come mai Mezzanotte è al secondo posto? [19659013] È un bel passo in avanti: basta che prendi "Un temporale" e il confronto con "Adesso sono qui": ci passa un mondo. E poi sono cresciuto come autore e produttore: è un disco solido nel cantato, ben rappato e che ho prodotto in prima persona. È stato un andare a tentativi, certo, e ho dovuto convincere tutta la band a seguirmi. Esistevamo dal vivo, ma non ancora un livello compositivo: la grande sfida era trovarsi anche in questa dimensione da studio. E 'soddisfatto di essere riuscito nel mio intento, soprattutto perché ero in un periodo difficilissimo.

Questo è un vero successo
Assolutamente, e gli vorrò sempre bene per questo . A suo modo è l ' E poi, all'improvviso, impazzire dei miei dischi cantati, perché messo in pratica quello che nell'album precedente era abbozzato. L'ho scritto durante la depressione, con tempi sfasati: magari chiudendo quattro pezzi in una settimana, e poi stavo due mesi in casa senza uscire. In quel contesto, portarlo a termine mi ha rimesso in moto: ho sperimentato, ho fatto dal vivo nuovi e più complessi e mi ha dato il "la" anche per scrivere la mia autobiografia.

1. Scritto nelle stelle (2020)

 ghemon scritto nelle stelle

La copertina di Scritto nelle stelle di Ghemon

E così si rinnova il mito degli artisti che compare nel primo posto della loro ultima uscita.
normale. Poi fino a un mese e mezzo fa avevo la nausea di ascoltarlo a forza di modificarlo, ma ora sono soddisfatto. Finalmente sono riuscito a scrivere una discoteca che sintetizzi tutte le parti di me. Rap, soul, r'n'b. Inoltre, per la prima volta sono contento anche del lavoro 'di sottrazione', perché Scritto nelle stelle è di sole 11 tracce. Con gli anni ho imparato a dire: 'ok, questo pezzo è bello, ma non è in armonia col resto dell'album'. Ah, poi ho registrato tutte le parti vocali da solo, in studio — nel senso che ho fatto le prove da me e poi ho scelto quali inserire nell'album senza chiedere a Tommaso. Ne parlavamo entrambi con Manuel Agnelli, ed ero d'accordo che, quando gli artisti cantano da soli in studio, trova un'altra intensità diversa nell'interpretazione.

Tra l'altro, il titolo del disco non mi è nuovo: già intorno al 2013 avresti dovuto pubblicare uno Scritto nelle stelle ma poi non se n'è fatto nulla.
Il titolo completo era Scritto nelle stelle / 440 dove "440" sono gli hertz del "la" che servono per accordare gli strumenti. Voleva dire: 'sono accordato ', nel senso che canto e rappo insieme. Ma all'epoca non ero in grado di far coesistere queste parti, adesso sì. Ho mescolato tanti aspetti di me, con pezzi interamente suonati e campione, e in K.O. c'è persino una chitarra rock. Adesso Scritto nelle stelle è ciò che sarebbe dovuto essere nel 2013: il bilanciamento che ho cercato per tutta la vita. Può darsi che il prossimo sarà un disco da crooner ma per ora questa è la sintesi migliore di ciò che è stato in questi anni.

Scritto nelle stelle mi è servito a capire che nel mio percorso di sofferenza, sudore e lacrime è arrivato una certezza: è questo il mestiere che fa così nella vita.

Però mi ha colpito come, in "Questioni di principio", t u dica: "Ho deciso di trovare solo la mia voce ". Dopo sei album in studio così personali non sono già stati trovati
Credo non si trovi mai, ma lì comunque l'allusione non è solo inerente al lavoro. Vorrei trovare la mia voce nel mondo, in mezzo agli altri. È una questione di identità, di pensiero, di distinzione. Tornando alla musica, comunque, ci vogliono anni di lavoro anche tu dica che Jovanotti è Jovanotti, che abbia trovato la sua voce, e non che sia qualcuno simile a . E Scritto nelle stelle Mi è servito a capire nel mio percorso di sofferenza, sudore e lacrime è arrivato una certezza: è questo mestiere che è così nella vita. In un momento così difficile come quello che stiamo vivendo, in passato avrei dubitato delle mie capacità. Ora invece, grazie anche alla partecipazione a Sanremo, dove sono messo alla prova, sono sicuro di me stesso.

"Cosa resta di noi" è una sorta di bilancio di esperienze passate, come puro "Champagne."
Sì, sono due bilanci di rapporti ormai persi, ma non le canzoni scritte da uno che è ancora nero per l'articolo che è successo. Sono in modo molto serio: "È andata così, amen". In "Cosa resta di noi" il sottotesto è che non è colpa di nessuno. In "Champagne" invece, è 'menomale che questo rapporto si è chiuso!' In generale è un disco sereno, forse il più sereno che abbia mai scritto. Ma è comunque pieno di vita vissuta, di sangue che scorre.

Un'ultima cosa: che hai trovato "scritto nelle stelle"?
frase: 'Fidati di te stesso'. Che è la cosa più difficile del mondo, ma che mi ha portato avanti negli anni.

Patrizio è su Instagram .

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