gossipornot.Appunti sull'apocalisse del mondo conosciuto

Agosto 16, 2019 | By gossiptoday | Filed in: ambiente, Marie Kondo, riflessioni.

Siamo vecchi. La terra è vecchia, consumata, ricoperta dalla monnezza e come se non bastasse, qui, tutti i minuti se ne va un minuto. Si decompone la responsabilità ecologica e con essa la natura, che si trova sotto le mazzate delle bottiglie di plastica ingloba i derivati ​​del petrolio, se li mangiano i pesci, le acque si inquinano e da qualche parte, nel Pacifico, c'è un'isola di plastica grande come la coscienza sporca di tutti i prodotti usa e getta che abbiamo affidato ai flutti da più di mezzo secolo a questa parte.

Ce lo sono venuti a dire i ragazzini mentre noi stavamo lì a buttare per strada i mozziconi delle sigarette ancora intenti in ragionamenti esistenziali molto complessi mutuati nelle puntate di Beverly Hills con cui ci siamo allattati l'un l'altro anni novanta, quando crediamo che le bevande zuccherano non si depositano sulle nostre cosce sotto forma di ristagno dei liquidi e che le nostre tette sono guardate fiere l'orizzonte per tutta l'eternità. Non è così.

È andata male, le risorse stanno finendo, si sente puzza di morto in tutto il mondo delle nostre esistenze, ed eccolo qui, è arrivato il momento: come nella migliore tradizione di tutta la produzione letteraria moderna , quando il “vecchio” sta per crepare, chiede scusa. Non importa che si sia macchiato delle peggiori nefandezze: alla fine, si pente.

In questo caso “il vecchio” siamo noi. È il momento delle scuse.

Dice la scienza che chi non si adatta più, esattamente come accadde alle prime giraffe dal collo corto, tanto sfigato evolutivamente da non riuscire e arrivare fino in alto per mangiare, fino a che non sono inclusi a estinguersi, lasciato il posto alle giraffe di oggi: animali molto matti. L'avvertimento era chiaro, sta scritto un po 'dappertutto: la natura va avanti, hai dentro di te la capacità di sopravvivere?

Certo che no!

Va bene, non ancoramo con questo pessimismo che ci viene la gobba del poeta. In fondo si tratta di piccoli passi, ad esempio il fai da te, che va molto di moda con il suo colle viniliche, le sue proibizioni dalle punte arrotondate e altri oggetti dell'invenzione del demonio. Ma quando si dice "fai dai te", vuol dire che lo devi proprio fare te, non lo può fare un altro. Lo devi fare tu con le mani tue, è il turno tuo. Facci vedere che sai fare!

Io però non sono pronta.

L'ultima volta che sono fatti venire l'idea di fare qualcosa da sola, ho fabbricato per la festa del papà forse il più brutto oggetto del Novecento: una portapenne con le mollette per i panni a cui, non contenta, ha fatto seguito, l'anno successivo, una versione ripugnante di una sorta di amico immaginario, fatta con una patata americana che ha richiesto gemmare e invece è andata in putrefazione tre giorni dopo, e l'anno seguente, un fermacarte con un sasso preso in uno scolo di fogna.

Va bene, ma noi che non siamo preparati a produrre oggetti con le nostre stesse mani, cosa dobbiamo fare, dobbiamo trapassare solo per questo motivo? No!

Ci viene incontro il mainstream con le sue emanazioni bizzarrone: dobbiamo mettere in ordine, buttare ciò che è inutile e ripulire. Ce lo dice Marie Kondo la fata merendina del riordino che arriva e ti insegna dei fatti base. Non devi riporre i cacicavalli nell'armadio e se per favore le magliette le pieghi, che se non sembra che le ha tenute in bocca il cane. E ride. Per carità. Chi dice niente. Poi ti fa capire che vuoi evitare di vivere sotto una pila di barattoli di plastica o dentro una vasca di cavi dell'antenna del televisore, qualcosa devi buttare, ma per capire quali oggetti tenere, devi sentire se il danno gioia.

E già evocare questi sentimenti a noi ci spaura, perché: chi li ha provati mai? E mentre ti confronti con quanto di inutile puntello la tua esistenza e chiami i carabinieri per autodenunciarti che vuoi dare fuoco a tutto — così vedi come pare più ordinato — lei per non sbagliare ride, sorride, assiste allo sfacelo del tuo immondezzaio interiore che per la legge delle corrispondenze tra cose orribili, se l'hai fuori, vuol dire che corrisponde al tuo immondezzaio dentro.

Ora invece della gioia provi l'orrore più nefasto. Sei proprio la giraffa dal collo corto, bruciato dall'erba radioattiva con buona andatura del genio che avrebbe voluto generare, sempre se avessi trovato una simile con cui farlo.

Lei, adesso, mentre tu provi a farti detonare coi miniciccioli di capodanno '98 (ovviamente hai non si sa mai) ovviamente, lei, ride, sorride e d'altra parte quella è casa tua, mica sua. Lei a casa sua c’ha tutto in ordine. Tu stai pensando se i ciclisti di lycra fluo sono carini con sopra il poncho degli Intillimani. No! Li devi buttare! Li devi regalare! li devi riciclare!

Ed eccolo qui il guado dell'esistenza tutta che ti si para innanzi, come anni fa a Mosè in località Sharm El Sheikh: è una cosa da adulti la rinuncia, il "metti a posto", il " cedi il passo ”, il“ muori un po '. ”

Era una tranquilla giornata di riflessioni sull'apocalisse e invece eccola: la vecchiaia.

Be', puoi sempre sperare di migliorare!

Marie Kondo, da casa sua, cavalca.

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