gossipornot.Raccontare storie è il miglior antidoto a questa politica – Intervista a Michela Murgia

Michela Murgia. Foto di Alessandro Cani, per gentile concessione di MAXXI.

Nel 1979 il sindaco di Ulassai, un ottavino comune in provincia di Nuoro, in Sardegna, aveva chiesto all'artista Maria Lai di realizzare un monumento ai caduti in guerra per il paese. Lai, che era era nata nel 1919, si rifiutò dicendo che avrebbe preferito fare qualcosa che avesse senso per i vivi. Così, l'8 settembre del 1981, legò completamente il paese con 27 km di nastro di cotone celeste. L'impresa fu compiuta assieme agli abitanti di Ulassai, che annodarono il filo della casa per casa, fino ad arrivare in cima alla montagna che sovrastava il centro abitato.

Al di là della resa finale, quello che è più interessante di " Legarsi alla montagna "è la genesi: per dieci mesi l'artista sarda trattò con i suoi conterranei per convincerli a partecipare all'opera e mettere da parte dissapori e litigi pluri-generazionali.

La storia di Maria è contenuta nell'ultimo libro di Michela Murgia, Noi siamo tempesta. Storie senza eroe che hanno cambiato il mondo che racconta vicende di persone comuni che hanno compiuto grandi imprese grazie alla collaborazione, alla fiducia e al contributo di altri. Il 10 luglio la scrittrice ne parlerà durante un incontro al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, che all'artista sarda dedica la mostra " Maria Lai. "

Ho contattato Murgia, e abbiamo parlato del pensiero politico di storie che raccontano imprese collettive e di persone che dissentono.

VICE: Come mai la scelta di parlare di Maria Lai?
Michela Murgia : La domanda dovrebbe essere: "Come mai non parlano tutti di Maria Lai?" parte del '900. È un'artista che è stata riconosciuta a tutti i livelli, più all'estero quasi che in Italia. Questa è una vera e propria storia di bellezza

Prima che lo facesse lei in Italia nessuno ha mai fatto una performance di arte relazionale, che è quella cosa per cui non basta la volontà e l'intenzione dell'artista, ma è necessario che qualcuno partecipi entri a fare parte dell'opera. In "Legarsi alla montagna" la vera performance sono quei mesi in cui la ricerca di convincere persone che tra loro nemmeno si parla di un caso le une alle altre.

E ci sono due cose belle in questo: io sono insista per farlo, e la mia comunità creda così alla verità della performance, che si rifiuta di farla propria .

Oltre a quella di Lai, il tuo libro parla di storie di persone che hanno compiuto imprese facendo squadra con altri. È un tipo di narrazione a cui non siamo molto abituati.
Perché siamo schiavi della retorica dell'eroe. Sono storie poco raccontate perché si innesca meno il meccanismo dell'immedesimazione. Ciascuno è una storia che si trova dentro le storie, ed è più difficile che si avvenga in un gruppo. In realtà è un meccanismo perverso, perché un solo personaggio ti restituisce un solo modo di stare dentro la realtà e di provare un cambiarla. Quello che puoi fare è un un certo punto, quello che può fare con qualcun'altro invece può moltiplicare le potenzialità all'infinito.

Raccontare queste storie ha una valenza politica?
Totalmente, e questo libro in assoluto è uno dei più politici che ho scritto. È politico perché si rivolge ai ragazzi, cioè alla generazione dei cittadini che troviamo. C'è un po 'una dichiarazione di resa dentro, è come se la nostra per certi versi fosse già perduta. E poi per il tema, che in questo momento è particolarmente attuale: in un paese che si sta consegnando mani e piedi al "capitano", raccontare storie di squadra diventa contronarrativo rispetto alla politica che stiamo vivendo.

A proposito Sea-Watch, sei scesa in piazza per manifestare contro i "porti chiusi". Anche chi è determinato a determinate politiche è un'impresa collettiva?
Certo che lo è, e destinato a tutti. Dovrebbe risultare insopportabile che ci siano politiche nel nostro paese democratico o seducente che racconto e magari strutturano possibilità per la morte in mare.

Per le tue prese di posizione sei stato attaccata diretto dal ministro è successo lo stesso ad altri personaggi noti. C'è un problema con il dissenso in Italia?
In Italia in questo momento c'è un problema serissimo con la manifestazione del dissenso. Le persone normali, perché la maggior parte non è una parte della libertà espressiva, perché la maggior parte non lo è, per chi pensa che sono lì e quando gli serviranno le troverà.

una posizione politica spesso in disaccordo con il potere, Che poi l'espressione di un contrasto è l'elemento fondativo della democrazia. Le donne che dissentono danno più fastidio?
Enormemente più fastidio. Se la capitana della Sea Osservare 3 Carola Rackete è stato un successo, il caso è stato raccontato dai giornalisti come uno scontro tra titani. "Poseidone in mare e Zeus a terra": si sogni sprecare parole come duello, sfida, scontro.

Carola, invece, è una donna, non è solo cambiato modo, ha proprio cambiato campo. Quando le chiedevano "ha visto cosa ha detto il ministro di lei?" Lei ha sempre ribattuto: "Non ho tempo di rispondere, Salvini si metta in fila." fatto uscire proprio dai gangheri.

A proposito di Carola Rackete, mi hanno colpito le minacce e gli auguri di stupro che sono stati rivolti, dal vivo e sui social. Perché lo stupro per colpire una donna non è una novità, ma credi che in generale per quanto riguarda i commenti violenti si è superato qualche limite?
Naturalmente si è superato. Perché prima il tizio che commentava al bar era un solitario che non produceva permanenza. "Cosa c'è di meglio in questo caso diventa istituzionale?" , la violenza è pedagogia di stato.

Secondo te qual è il ruolo del femminismo oggi?
Sta continuando a cambiare la storia, anche perché è evoluto con un'intelligenza che altri movimenti non sono stati capaci di sviluppare . In particolare sull'intersezionalità: il femminismo di oggi non si occupa più solo di donne, ma anche di temi razziali, questioni di classe.

Il punto non è più la nostra posizione dentro il sistema, ma cambiare il sistema, perché tutto quello che opprime noi, opprime anche altre categorie.

I partiti al potere odiano-e non ne fanno alcun mistero-i movimenti femministi. Ma anche buona parte dell'opposizione fatica a intestarsene battaglie e tematiche. Perché?
Credono che questa cosa faccia loro perdere consenso. La sinistra, anziché l'alternativa, continua a seguire la destra sulla sua agenda. Ma io devo scegliere un originale e una destra, preferisco l'originale, no?

Escluse alcune voci che si fanno sentire in questi mesi, se ad esempio guardiamo al PD le posizioni sono precise quelle di quando governavano: democristiane, centroidi. Se sei a sinistra e vai al centro, una casa mia significa che vai a destra.

Esiste un pericolo fascismo in Italia in questo momento? In molti ritengono di no Casapound e Forza Nuova hanno preso alle ultime elezioni europee percentuali bassissime.
Il pericolo fascismo non riguardi Casapound o Forza Nuova, riguarda il metodo originale delle persone che governano. Il fatto che quei partiti siano allo zero virgola significa semplicemente che, un questo giro, ha vinto il voto utile. Gli stessi militanti di CPI o FN si sentono meglio da Matteo Salvini. Direi che questa non è una buona notizia

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