gossipornot.Al governo gialloverde non interessa nulla di Regeni, e fa di tutto per mostrarlo

Uno striscione per Giulio Regeni nel quartiere Garbatella a Roma, nel 2016. Foto via Wikimedia Commons .

Oltre una teorie del complotto sempre più improbabili e deliranti, sull'omicidio di Giulio Regeni fin da subito si è imposta l'assurda e odiosa equivalente con il caso dei due marò .

Nel senso che la "destra" ha i marò, mentre la "sinistra" ha il ricercatore. Come se poi i dovuti avvenimenti fossero solo lontanamente paragonabili: da un lato ci sono due militari in missione accusati di aver sparato e ucciso dei pescatori indiani; è un giovane studioso torturato e barbaramente causato dall'apparato di sicurezza del regime militare egiziano.

Col tempo questa storia ha scavato un fondo, e recentemente ha raggiunto l'obiettivo con la copertura e la rimozione degli striscioni di Amnesty International in diverse città e località a guida leghista.

La prima prova della vittoria della Lega a Ferrara, ad esempio, è consistita proprio nel ricoprire lo striscione giallo per Regeni sulla scalinata del municipio con il proprio simbolo di partito. Ma se questo episodio potrebbe essere puro "accidentale" -o almeno, così l'ha definito il neo-sindaco di Alan Fabbri-quello che ha fatto il governatore del Friuli-Venezia Giulia non lo è affatto.

Il 20 giugno Massimiliano Fedriga ha tolto lo striscione di Amnestia dal palazzo della Regione a Trieste città in cui il sindaco di destra Roberto Dipiazza -appena eletto nel 2016-aveva pensato bene a toglierlo dalla facciata del municipio perché per lui rappresenta un "dente cariato" da cavarsi al più presto. Al suo posto è stato messo un addobbo per l'europeo di calcio under 21.

Fedriga si è diffuso titolo di aver aspettato ben "un anno" perché non voleva "portare nell'agone politico la morte di un ragazzo", aggiungendo comunque che "la politica degli stracci e dei braccialetti" non lo convince un granché. Il governatore leghista si è poi rammaricato del fatto che la sua "attenzione per non urtare le sensibilità" non ha pagato, e ha parlato di "atteggiamenti prevaricatori" nei confronti della Regione.

Dal che si fa dedurre che lascia sul balcone della Regione -la stessa regione da cui provata Regeni e dove risiede la famiglia-lo striscione che chiede verità e giustizia per l'omicidio di un connazionale è un atto di prevaricazione .

Sabato 22 giugno il neo-sindaco leghista di Sassuolo, Gian Francesco Menani, ha rimosso lo striscione dal comune con una motivazione ancora più assurda di quella di Fedriga. "Resta ferma la nostra solidarietà alla famiglia Regeni, ma non avevo più senso tenere ancora lì lo striscione," ha dichiarato. "È una vicenda non più di attualità e tra l'altro in centro storico anche maschile, tutto impolverato."

Una parte la risa scusa della polvere e del "decoro", non è affatto vero che la vicenda non è più d'attualità; lo è ancora, eccome.

Solo un giorno prima della decisione di Fedriga, infatti, la famiglia del ricercatore ucciso aveva denunciato le pressioni e le intimidazioni dei servizi egiziani all'Ecrf , la commissione egiziana per i diritti e le libertà che segue il caso al Cairo. A lui si aggiunge poi la provocazione del ministro del lavoro egiziano, Mohamed Saafan, che nel corso di una conferenza a Ginevra ha detto che è stato un "omicidio ordinario che sarebbe accaduto in qualsiasi stato, come gli omicidi di egiziani

Di fronte a un comportamento oltremodo "oltraggioso e inquietante" -che si accompagna al muro giudiziario eretto dal regime egiziano -la famiglia Regeni ha detto che "l'unico passo possibile e non più prorogabile è il richiamo dell'ambasciatore".

Il presidente della Camera Roberto Fico ha garantito che "non rimarranno soli", ma la rimozione di questi striscioni va nella direzione opposta-cioè quella del menefreghismo esibito e orgogliosamente rivendicato da questo governo gialloverde.

Se si eccettuano le parole di circostanza di Fico il "turbamento" di Conte e le promesse di Di Maio (non mantenuto), la Lega non ha mai fatto mistero del fatto che Regeni non è un problema loro. Più o meno un anno fa, il ministro dell'interno Matteo Salvini aveva detto: "Comprendo bene la richiesta di giustizia della famiglia di Giulio Regeni, ma per noi, l'Italia, è fondamentale avere buone relazioni con un paese importante come l'Egitto. "

La rimozione degli striscioni, risposte, rientra perfettamente in quell'atteggiamento di ipocrisia, fatalismo e infima realpolitik che ha da sempre segnato la vicenda (e pure il precedente governo). Togliere quei simboli, come ha detto Amnesty in un comunicato, è a servizio di un "alcuni che ritengono la ricerca della verità è un fatto temporaneo, legato a contingenze politiche e che dopo un po 'vada abbandonata." [19659003] E il messaggio lanciato da utenti che si definiscono "sovranisti" è che è stato un italiano, d'accordo; però, suvvia, ora possiamo pure dircelo: alla fine non era uno dei nostri .

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