gossipornot.Cosa succederà ora ai proprietari di un negozio di cannabis?

Giugno 3, 2019 | By gossiptoday | Filed in: Cannabis, cannabis light, cassazione, erba legale, Governo.

Anna e Andrea hanno 50 anni e nel 2017 hanno aperto l'Heaven Cannabis Light & Coffee Shop, un negozio di prodotti derivati ​​dalla canapa in viale Monza, a Milano. Lavoravano in ambito commerciale per diversi marchi italiani e internazionali, ma hanno deciso di lasciare tutto e trasformarsi in imprese in un settore come quello che ci offre buone prospettive.

La legge 242 del 2016, infatti, promuove gli utilizzi della pianta per fini alimentari, prodotti, cosmetici e bioedilizi, stabilendo che il margine di tolleranza per il tetraidrocannabinolo (THC), il principio attivo con effetti psicotropi, è dello 0, 2 percento, con una soglia di tolleranza che sale fino allo 0,6. Questa è l'ultima volta che ho visto 800 negozi di canapa in giro per il paese per una filiera che coinvolge oltre 10mila persone. Il volume d'affari nel 2018 è stato di 150 milioni di euro per il 2021 si prevede di arrivare a 36 miliardi di euro a livello europeo.

All'inizio, comunque, i due derivati ​​sono prodotti cosmetici e alimentari derivati ​​dalla pianta; vieni sottolinea Anna, però, "non si vive di solo caffè, tisane e creme". Per questo a dicembre scorso hanno investito circa 25mila euro per aprire una nuova linea in negozio, basata sulla vendita di infiorescenze di cannabis leggera. "Per diverso tempo abbiamo studiato questo nuovo mondo, visto il boom che stava attraversando e abbiamo deciso di fare un sacrificio economico, in ottica futura," spiega.

Il 30 maggio scorso le sezioni unite della Corte di Cassazione hanno deciso che è illecito "commercializzare i prodotti derivanti dalla luce di cannabis". La La ha preso pochi mesi e ora minacciano di chiudere le serrande. Si aggiunge una situazione già esistente per un periodo di totale incertezza, senza sapere che sarà il futuro loro e di quello della loro attività.

Stefano ha 28 anni Green Clouds Cannabis Store un negozio di canapa light in via Dante, a Como. "Prima facevo altro. Cameriere, barista, "ho raccontato", a mio parere, "ho raccontato," ho visto la mia totalità dei miei risparmi. "Adesso Stefano vende infiorescenze di cannabis light, ma ha ampliato la sua offerta anche al fondo della pianta in ambito cosmetico e alimentare. Diversi principi per acquistare olii base di CBD, il principio attivo della canapa che dà effetti rilassanti.

Siccome le farmacie non riescono uno sguardo dietro alla domanda di cannabis terapeutica alcuni pazienti si rivolgono ai cannabis light shop su indicazione degli stessi farmacisti. "Ho qualche cliente che usa gli olii una base di CBD per patologie più serie, uno soffre di cefalea un grappolo e viene ogni due settimane a prendere il suo olio, un altro ne fa uso per controllare gli attacchi d'ansia," mi dice Stefano.

Anche dal Canapa Caffè di Roma passano diversi pazienti della cannabis terapeutica. Carlo, tra i promotori della legge 242, ha aperto con alcuni soci questo punto vendita, in cui ha investito diverse migliaia di euro. "Il nostro è un passaggio di tutti gli operatori romani del settore, ma anche un'aasi per chi ha bisogno di curarsi con cannabis terapeutica," mi spiega. La storia di Cannabis Cup.

Quelle di Carlo, Stefano, Andrea e Anna sono solo alcune delle storie dei commercianti di canapa luce in giro per il paese . "Mi piace il cavallo giusto su cui scommettere", chiosa Stefano, replicando il pensiero dei suoi colleghi. Queste persone, però, guardano le spalle: a tutti gli effetti, c'è una nuova ondata di proibizionismo di cui sono vittime.

Lo scorso mese il questore di Macerata, Antonio Pignataro, ha disposto la chiusura di due negozi di cannabis leggera in città. "La cannabis leggera non esiste e i negozi che vendono come sostanze per legge e come tutti chiusi," ha dichiarato. Questo è il mio negozio personale è stata particolarmente apprezzata dal ministro Matteo Salvini, un altro che da qualche mese ha deciso di includere il tema della droga nella sua agenda dei punti su cui fare vuota campagna elettorale. Il capo del Carroccio, storicamente favorevole alla legalizzazione, da qualche tempo ha cambiato idea sull'argomento: le sue bacheche sociali sono invase di video-denuncia contro i "venditori di morte", mentre il suo ministero ha speso

cannabis da una parte ha creato malumori nei suoi partner di governo pentastellati, dall'altra ha ottenuto l'affinità con realtà politiche come Fratelli d'Italia. Nelle scorse settimane questi ultimi si sono esauriti nel club, dando vita un singolare flash-mob davanti alla Feltrinelli di Piazza Colonna a Roma, per protestare contro la messa in vendita di Leggi & Weed la nuova linea della casa editrice Plantasia: la scatola contiene estratti di grandi classici della letteratura assieme a un grammo di cannabis legale con THC allo 0,2 percento.

E poi è arrivata la sentenza delle sezioni unite della Cassazione, alla quale ha fatto seguito una moltiplicazione dei sequestri in giro per l'Italia. A Torino sono stati ritirati 19 pacchetti da 2 grammi di cannabis luce da un negozio sito a San Salvario, gli esami hanno poi dimostrato che il THC contenuto nelle infiorescenze era inferiore al limite stabilito dalla legge 242-ma al titolare gli agenti hanno comunque contestato la loro vendita. Emilia Romagna, in Emilia-Romagna in, si tratta della legge e della filiera agro-industriale "e" non disciplina la libera impresa del prodotto. Campania e in Molise .

Il punto è che la sentenza della Cassazione, almeno in principio, cambia di molto poco il quadro normativo. L'avvocato Giacomo Bulleri, "non è reato ciò che non è sostanza drogante, allora è almeno 20 anni che sulla base della letteratura scientifica e della tossicologia forense è stato che sotto lo 0,5 percento di THC

Quanto affermato dalla Suprema Corte crea dunque una sorta di doppia legittimità: per chi è un sequestri, che può muoversi ora sulla base di una disposizione; luce per la verità, la luce è una cosa che non è altro che lo è per la totalità della sostanza in commercio non si sta commettendo reato.

Una simile decisione però farà sentire i suoi effetti, come dimostrano anche io sequestri in corso. "Prima l'onere della prova stava alla polizia, che ribelle che quella che venduta dai negozianti era droga," sottolinea Bulleri. "Ora invece l'approccio della polizia potrebbe essere un sequestrare un prescindere, poi starà al commerciante provare che il prodotto in vendita nel suo negozio non era effetto drogante. [Vedianche:


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Come mi Carlo del Canapa Caffè di Roma, alcuni suoi colleghi hanno preferito mantenere le serrande abbassate, questo per evitare di incorrere in spese legali in caso di controlli ed eventuali sequestri. Altri hanno tenuto aperto, in una condizione di totale incertezza. Diversi avvocati hanno acquistato in locali, in modo da evitare di andare incontro a un caso di sequestri preventivi della sostanza. Per migliaia di addetti è un momento molto difficile.

"Ci sono persone con famiglia che hanno investito fior fior di soldi in questo business e ora non saranno che saranno delle loro attività" spiega Carlo. "C'è grande preoccupazione, ma anche dispiacere, proprio ora si dimostra l'incidenza del nostro lavoro sulla lotta alla criminalità organizzata".

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica European Economic Review ha rivelato che l'apertura dei cannabis in Italia ha provocato una riduzione dello spaccio del 14 percento, mentre il fatturato delle mafie sarebbe diminuito per almeno 100 milioni di euro. "Viene quasi da pensare che si voglia fare un favore alle mafie perché non si è spiegato, le uniche a guadagnarci da questa criminalizzazione del mondo della canapa legale sono loro," aggiunge Anna dell'Heaven Cannabis Light & Coffee Shop di Milano.

Quest'ultima ha aperto regolarmente la saracinesca del suo negozio, perché la sentenza della Cassazione non è una condanna. Il clima che sta sta creando però la spaventa. "La trovo una questione prettamente politica", denuncia. "Siamo certo preoccupati, io ci ho messo dei soldi, pago regolarmente le tasse sulla mia attività e ho tutto in regola. Se in futuro dovessi chiudermi il negozio non rechereò un danno solo a me, ma anche alla mia clientela. "Il giorno dopo la sentenza, mi racconta, un cliente abituale affetto da dolore cronico ha fatto scorta di CBD in negozio, spaventato .

Stefano, il titolare del Green Clouds Cannabis Store di Como, riesce invece a nascondere la sua preoccupazione. "Ho la tranquillità e la certezza di sapere da dove arrivano i miei prodotti, sono una norma. Questo mi fa stare sereno, "afferma. Non è mai successo niente di sicuro e sicuro in questi giorni sto lavorando tranquillamente, come era prima della sentenza. Certo, quello che fa rabbia è la natura politica di questa battaglia che ci sta facendo. "

A sentire le voci del governo, infatti, si dovrebbe essere davanti alla fine per il settore. Il paradosso è che ci si dimentica che la filiera che si è creata attorno, in Italia, significa togliere lavoro a decine di migliaia di persone.

È alla luce di questo che Federcanapa la federazione della canapa italiana, fanno filtrare ottimismo. "In Italia la luce è un affare pazzesco e ormai troppo sviluppato per poterlo affossare, ma non è lasciare una casa migliaia di lavoratori in regola che si risolvono le cose," spiega la vicepresidente Rachele Invernizzi.

Per lei, il grande dibattito di queste settimane potrebbe anche avere un risvolto positivo perché sta mettendo al centro dei riflettori un tema su cui sta finalmente fare chiarezza: la canapa, i suoi mille usi e l'errore che spesso si fa , anche previsto, nell'associare la pianta alla droga.

"Questa gente non ha capito due cose," conclude Invernizzi. "In primis, che l'industria della canapa è ormai troppo avanti per poterla fermare. In secondo luogo, che non c'è niente di maschile in questa situazione industriale, così da tornare all'Italia di ottanta anni fa, in cui eravamo il primo produttore europeo di canapa. "

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