gossipornot.E allora le foibe? – VICE

Cippo in memoria delle vittime delle foibe. Foto di Amarvudol via Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0).

Il " Giorno del Ricordo " del 10 febbraio è una solennità civile istituita nel 2004 per rinnovare la "memoria

Eppure, è inutile che ce la nascondiamo: il fatto è che le mie terre degli istriani, i fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Giorno del Ricordo è anche qualcos'altro Sono le versioni vittimistiche e decontestualizzate della storia le fiction ei film zeppi di antichi stereotipi e strafalcioni storici ; fumetti neofascisti espanse nelle scuole le falsificazioni fotografiche che girano sui social, sui giornali e in televisione.

E questo perché, alla base di tutto, c'è un grande paradosso: di queste vicende storiche in realtà si ricorda e si sa molto poco. A partire, per l'appunto, da tutto quello che è successo prima. Che naturalmente non giustifica nulla di quanto successo dopo: né sul piano morale, né su quello etico, né su quello umano. Può sembrare poco comprensibile.

UN DOVEROSO ANTEFATTO: IL CONFINE ORIENTALE TRA LA PRIMA E LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Spesso parlando di Giorno del Ricordo si considera un periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale ;

Secondo lo storico Eric Gobetti, l'allargamento di un libro ha sempre significato il principale obiettivo strategico del nazionalismo italiano in generale-e ben prima dell'avvento del fascismo. Già nel 1914, l'irredentista triestino Ruggero Timeus declamava: "Noi gettiamo in faccia a tutti il ​​nostro sogno d'un impero. Vogliamo conquistare: che c'importa delle giustizie nazionali o delle convenienze internazionali o morali.

Dopo la prima guerra mondiale, la Venezia Giulia- nebbia mistilingue e multietnica da svariati secoli -venne dunque annessa al Regno d'Italia. Come ricostruisce il rapporto finale del 2001 della commissione italo-slovena formata da storici dei due paesi, "ciò che si trovano opposti fra le diverse componenti nazionali residenti nei territori dapprima occupati e poi annessi: gli italiani infatti accolsero con la nuova situazione, mentre per gli sloveni, che alla fine si sono dichiarati a favore del nascente stato jugoslavo, l'inglobamento nello stato italiano comportò un grave trauma. "

In più, l'Italia si dimostrò fin da subito uno "stato nazionale poco esperto e poco attento ai problemi delle aree mistilingue." E in breve, con l'avvento del fascismo, si trasformò in un regime autoritario animato da un feroce antislavismo che si concretizzò nel tentativo di "snazionalizzare" tutte le minoranze nazionali .

Tra le altre cose, vennero eliminate tutte le istituzioni nazionali slovene e croate; le scuole vennero tutte italianizzate; vennero posti limiti all'accesso al pubblico impiego; vennero messi fuori legge partiti e stampa; e venne proibito l'uso della lingua. Oltre alla persecuzione politica, il fascismo cercò puro di "bonificare etnicamente" la Venezia Giulia con l'italianizzazione dei cognomi, la spinta all'emigrazione, e la colonizzazione agricola ed economica. In tutto ciò, poi, non mancarono mai il razzismo e la violenza.

Con l'invasione del 1941 insieme ai nazisti, si raggiunse l'apice. Di fronte alla tenacia del movimento di liberazione, il regime e l'esercito italiano si è dedicato a decine di migliaia di anni in condizioni spaventose nei campi di concentrazione. l'isola di Rab dove la mortalità media sembra essere superiore a quella del lager di Dachau.

Insomma: secondo la commissione italo-slovena, il risultato più duraturo della politica fascista fu quello di "consolidare, agli occhi degli sloveni, l'equivalenza fra Italia e il fascismo e di condurre la maggior parte degli sloveni al rifiuto di quasi tutto ciò che appariva italiano. "Mentre per lo scrittore Gianni Stuparich ," il risentimento, l'odio degli slavi, suscitato e alimentato dal fascismo, prego rovesciarsi presto o tardi sull'intera nazione italiana, come difatti è avvenuto. "

Questo, insomma, è l'antefatto storico delle cosiddette" foibe. "


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COSA SONO DAVVERO QUESTE FOIBE?

Le foibe sono voragini naturali carsiche, spesso usate per gettarvi rifiuti di ogni genere ea volte anche per occultare qualche delitto.

Nella vulgata comune, però, il termine "foibe" è usato in modo un dir poco disinvolta. Nel senso che, storico lo storico Raoul Pupo nel saggio Il lungo esodo è da intendersi in modo "simbolico" perché "buona parte delle vittime delle uccisioni di massa non trovò la morte nelle cavità carsiche, ma in circostanze Diverso o durante la prigionia. "

Anche le cifre sono state usate in maniera iperbolica, tanto che nel corso degli anni sono lievitato da più di 10mila fino ad arrivare ai" milioni di infobaiti solo perché italiani "sostenuto da Maurizio Gasparri . In realtà, non sarà mai possibile fare una stima definitiva; quelle più accreditate (cioè su fonti e documenti) dalle oltre duemila alle circa seimila vittime . C'è anche da dire che non tutte sono di nazionalità italiana, e molti erano prigionieri di guerra. La maggior parte, però, non morì precisamente negli abissi carsici.

tranne, l'idea della voragine in cui gettare io è un qualcosa di oggettivamente orrido e spaventoso, che colpisce l'immaginazione di chiunque ed evoca paure primordiali. Sul piano narrativo e propagandistico, questo è entrato in una serie di "incontrollate fantasie e presunte testimonianze" -come le ha definito lo storico Roberto Spazzali -molto spesso senza riscontri; comprese inesistenti leggende, come quella del cane nero buttato insieme alle vittime per impedire all'anima degli infoibati di trovare pace.

Altrettanta confusione è stata fatta sul piano temporale, con l'accostamento di due ondate di violenza molto diverse tra loro. La prima è quelle delle cosiddette "foibe istriane", avvenuta tra l'armistizio dell'8 settembre 1943 e l'occupazione nazista del Litorale. Il crollo nominato politico-militare italiano è seguito da un "diffuso moto insurrezionale sloveno e croato" – a cui parteciparono anche molti italiani accorsi a combattere i tedeschi-in Istria, una regione con ampia zona di emarginazione e povertà che aveva sofferto molto la politica di "snazionalizzazione" del regime.

Per questo, il crollo dell'8 settembre era stato vissuto da sloveni e croati come la fine di un incubo. Ma in quel clima esaltante e violento, nell'Istria "croata" e costiera si verificò una vera e propria caccia contro chi ha affermato ritenuto-un torto oa ragione- "fascista".

Le vittime dell'autunno '43 sono tra le 400 e le 500, e le salme di 206 sono recuperate dalle foibe dai vigili del fuoco di Pola. Il ventaglio dei bersagli fu molto ampio : dai "dirigenti del PNF, dai carabinieri e dalle guardie campestri, dai podestà e dai segretari comunali, fino ai maestri, ai farmacisti, ai postini." .

Per lo storico italo-sloveno Jože Pirjevec, autore del libro Foibe. Una storia d'Italia "questo scoppio di furia popolare fu in parte spontaneo, in parte manipolato da capi partigiani improvvisati" che però non riuscì a stare il controllo fino in fondo. Per Pupo, nei fatti dell'autunno del 1943 ecco le intrecciature più logiche: "giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e faide paesane, oltre un disegno di sradicamento del potere italiano-attraverso la decimazione e l'intimidazione della classe dirigente -Come precondizione per spianare la via a un contropotere partigiano che si presentasse in primo luogo come vendicatore dei torti, individuali e storici, subiti dai croati dell'Istria. "

La seconda ondata di violenza è invece quella delle" foibe giuliane " e "triestina", avvenuta nella primavera-estate del 1945-cioè al termine della seconda guerra mondiale. Una differenza delle "foibe istriane", per Pirjevec la repressione del 1945 fu un "fenomeno organizzato e pianificato" e coinvolto più vittime – anche in questo caso, non legate al regime fascista; e persino alcuni antifascisti italiani.

Lo scopo del movimento di liberazione jugoslavo era quello di chiudere il confine con l'Italia verso occidente, recuperando il territorio etnico sloveno occupato dall'Italia nel 1918, centri urbani inclusi, e di affrontare nel nuovo sistema politico jugoslavo. " Sempre secondo Pirjevec, la violenza in questo caso "rientrava nella logica totalitaria della 'purga', non già etnica ma ideologica e politica, che nelle settimane successive è travolto nel suo vortice anche 100mila-150mila collaborazionisti jugoslavi."

Tali avvenimenti, ricostruisce dal canto il rapporto della commissione, si verificarono quindi

"in un clima di resa dei conti per la guerra fascista e guerra in larga misura il frutto di un progetto politico preordinato, in cui confluivano diverse spinte: l 'impegno ad eliminare soggetti e strutture ricollegabili (al di là delle responsabilità personali) al fascismo, alla dominazione nazista, al coll […]

L'impulso è stato firmato in collaborazione con il presidente della Repubblica di Venezia. primario della repressione, insomma, "partì da un movimento rivoluzionario che si stava trasformando in regime, convertendo quindi in guerra di Stato l'animazione nazionale ed ideologica diffusa nei quadri partigiani."

Per lo storico Giovanni Miccoli inoltre, "è difficile concepire la strage delle foibe senza l'educazione alla violenza di massa compiuta nell'Europa centro-orientale a partire dal 1941, e il generale imbarbarimento dei costumi che ne segui."

LE "FOIBE" SONO STATE L'UNICA CAUSA DELL'ESODO?

Secondo una certa interpretazione, secondo la destra, l'esodo giuliano-dalmata sarebbe la diretta conseguenza delle foibe. "In pratica, per sfuggire alle violenze indiscriminate, centinaia di migliaia di" italiani "fuggiti all'istante-cioè in tempo di guerra da tutta la Venezia Giulia, l'Istria e la Dalmazia.

cose sono più complesse di così; e nessuno storico serio ha mai fatto propria questa interpretazione. Gli unici a fuggire dall'Istria in tempo di guerra con il tempo di essere infoibati furono fascisti, militari e persone compromesse il regime la cosiddetta "ondata nera", finita prima del '45 . Zara, che fu rasa al suolo dai bombardamenti degli Alleati .

L'esodo vero e proprio, invece, è un fenomeno che si produce in Istria nel dopoguerra, in uno "stillicidio a tappe" durato oltre un decennio. Le stime più documentate dalle 200mila alle 250mila; mentre la cifra di 350mila, quella usata nei manifesti dei partiti, appare esagerata .

Come ha ricostruito Pirjevec "le grandi ondate di profughi, distribuite nel tempo, avvennero nel 1946-47 (Fiume e quello simultaneo e collettivo di Pola) a seguito del Trattato di Pace che assegnava gran parte dell'Istria alla Jugoslavia. Poi ripresero all'inizio degli anni '50, con le elezioni in Zona B condite da pericolo e violenze sugli italiani astensionisti. E infine, a partire dal 1954 in poi, la massa degli italiani occupati nella Zona B decise di andarsene, definitivo il confine fissato dal Memorandum d'Intesa del 1954. "Insomma: diversi momenti, diversi tempi, e diversi contesti .

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<div class= Grafico del 1958 dell'Opera Assistenza Profughi Giuliano-Dalmati, tratto da Storia di un esodo IRSML.

Anche le motivazioni degli esuli-che in Italia, va detto, non sempre sono stati trovati nell'accoglienza di questo nome-furono sfaccettate e complesse, come ha analizzato Pupo, tra questi si può certamente citare la paura e il trauma della guerra; l'esistenza dello stato italiano come "fattore oggettivo di attrazione per gli italiani perseguitati e impauriti "; l'impoverimento generale e le dure condizioni materiali post-essere lliche; il sovvertimento delle tradizionali gerarchie, che ha visto gli italiani "storicamente egemoni in Istria"; una crisi collettiva di identità; lo spaesamento; le discriminazioni politiche delle autorità locali jugoslave;

Alla fine, sostiene Pupo, l'esodo può leggersi il "rifiuto collettivo, espresso con una scelta estrema, di un processo di modernizzazione accelerata e violenta condotto dal potere statale comunista. "L'esodo è svuotò interi paesi o ancora intere città come Pola, e alla fine si tradusse in un disastro sia per la comunità italiana, che per la Jugoslavia.

Per la commissione italo-slovena, l'esodo si configura anche come "aspetto particolare del processo di formazione degli stati nazionali in territori etnicamente compatti, che condusse alla dissoluzione della realtà plurilinguista e multiculturale nell'Europa centro-orientale e sud -orientale. "

DAVVERO NON SI È MAI PARLATO DI FOIBE PRIMA D'ADESSO?

La convinzione comune-citata dall'ex presidente Napolitano-è che su "foibe" e "esodo" è sia una sorta di " congiura del silenzio . "La tesi è che di questi temi non è dovuto e potrebbe parlare, perché io" comunisti "controllavano tutta la storiografia e tutta la cultura italiana.

In realtà, non è stato proprio così. Di "foibe" si parla da subito, e dal 1943 al 1945 il tema era sfruttato dalla propaganda nazista, dal governo Badoglio e dagli angloamericani per varie motivazioni. Nell'immediato dopoguerra, inoltre, sotto il governo militare alleato si celebrano decine e decine di processi a Trieste contro gli "infoibatori" -con condanne che arrivavano fino all'ergastolo.

Di certo, sostiene il ricercatore Federico Tenca Montini nel saggio Fenomenologia di un martirologio mediatico c'è che con la "cristallizzazione del confine italo-jugoslavo il tema delle foibe entrò in un lungo periodo di latenza." Anche qui, i motivi sono parecchi. Da parte jugoslava ci fu sicuramente una forma di negazionismo; dalla parte italiana, continua Montini, "le foibe non si possono entrare un buon titolo nell'autobiografia della nazione perché troppo legato ai crimini di quel fascismo che la nuova stagione politica vuole dimenticare a tutti i costi."

In un primo momento , inoltre, il tema "ha fatto mettere un disagio i comunisti italiani, i quali imprese collaborate con gli jugoslavi". Ma dopo il 1948, quando ci fu la rottura tra Tito e Stalin le cose cambiarono; e lo stesso PCI "Sarebbe ricorrere agevolmente alle foibe in funzione antijugoslava per almeno un decennio."

Dopo il 1948, piuttosto, il "monopolio del silenzio" è stato gestito in primo luogo dalla Democrazia Cristiana, per la quale "mettere in difficoltà una Jugoslavia sostenuta dal momento che è contrariare gli Stati Uniti. "Il tema è dunque" coltivato in contesti circoscritti e particolari "-specialmente tra gl Esuli, un locale internazionale sul confine orientale e negli ambienti neofascisti.

Le cose cambiano tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, dopo la caduta del muro di Berlino, l'inizio della dissoluzione della Jugoslavia, e la lenta agonia della Prima Repubblica italiana. È poi che la politica-che ha bellamente ignorato la questione-riscopre le "foibe" per i propri tornaconti; e anche i media fanno altrettanto, associando la "pulizia etnica" del mondo bosniaco a quanto successo 50 anni prima.

In quella fase, sempre secondo Montini, "le foibe salirono alla ribalta dell'immaginario nazionale, ma con tutte le probabilità sprofondate nell'oblio assieme alle rivendicazioni sui territori ex italiani, […] se non che altre forze politiche della cosiddetta Seconda Repubblica seppero truccata la narrazione per altri fini. "

Come schermo lo storico Giorgio Franzinetti in Foibe. Una storia d'Italia la destra post-fascista (Msi prima, Alleanza Nazionale poi) "non è mai stato attuato questa affermazione del giudizio storico e pubblico sulle questioni senza il ruolo attivo delle altre forze politiche italiane" in particolare di quelle del centrosinistra.

Ed è in questo contesto di rinnovata "pacificazione nazionale" che l'operazione prende definitivamente quota, collocandosi-vieni iscritto Pirjevec- "in una visione manichea dei rapporti fra popoli vicini, in cui si terranno tutti da una parte e le garanzie dall'altra. "Allo stesso tempo si realizza quella che Franzinetti chiama la" olocaustizzazione delle foibe ": vale a dire, la progressiva" osmosi "tra la" commemorazione delle vittime dello sterminio antisemita e quella delle vittime delle foibe ". [19659003] In altre parole, le "foibe" si trasformarono così nell '"olocausto" degli italiani; così dunque di una feroce "pulizia etnica" programmata dagli "slavi". E questo ci porta dritti all'ultima domanda.

LE "FOIBE" FURONO LA "NOSTRA" SHOAH?

Anche questa tesi così tragica e altisonante è ormai entrata nel senso comune. Eppure, l'accostamento tra Shoah e Foibe è sempre stato duramente contestato da vari storici, anche di diversa estrazione politica.

Per Giovanni Miccoli dell ' Istituto regionale per la storia del Movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia si tratta un accostamento "aberrante." Per Galliano Fogar ex partigiano non comunista del CLN di Trieste (e dunque di certo non sospettabile di semplicità per Tito) è pura "speculazione", "priva di fondamento reale" e "non sostenibile alla luce delle Ricerche storiche e degli studi fatti. "

Le repressioni jugoslave dell'epoca, sempre per Fogar," non rientravano in piani di sterminio etnico ", ma sono dovute a ragioni prevalentemente politiche contemplanti la neutralizzazione rapida di tutti gli avversari (o ritenuti tali) del nuovo potere jugoslavo e non solo dei collaborazionisti sia italiani che sloveni e croati. "

Non ci fu dunque un progetto generale di" snazionalizzazione violenta attraverso lo sterminio fisico ; ma piuttosto una "caccia al dissenso": "colpire tutti i dissenzienti […]" Questo è un programma di cancellazione del dissenso è esplicito lo dice anche Raoul Pupo : il nemico da ostacoli non era "certo gli 'italiani' in quanto tali […] ma i 'reazionari', termine che nel linguaggio dei comunisti del tempo è sovrapponeva spesso a quello di 'fascisti', per

Una riprova di ciò, l'esame nella veneziana dell'esercito di liberazione fu lo stesso tenuto in altre zone della Jugoslavia appena liberate dai tedeschi. Sempre l'obiettivo era sempre lo stesso: lo "smantellamento accelerato delle strutture istituzionali e politiche del precedente regime", e il "preventivo annientamento dei nuclei intorno ai quali è stato possibile coagularsi eventuali movimenti di opposizione."

Insomma: secondo Fogar , la parificazione di "foibe" e la Shoah racchiude anche una tendenza molto più insidiosa: mettere sullo stesso piano nazisti, fascisti e jugoslavi. E questo "è una delle speculazioni più odiose dal punto di vista politico e morale," perché "non si può mettere sullo stesso piano oppressori e oppressi, anche quando gli oppressi si vendicano selvaggiamente."

Ma del resto, come ha detto lo storico Carlo Spartaco Capogreco "con la sua ricerca chiusa e nazionalistica", tutta una certa retorica (poi confluita nel Giorno del Ricordo) "corre seriamente il rischio di legalizzare il ricordo di crimini altrui sull ' oblio di altri crimini "-cioè dei nostri.

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